"A Bologna corso 'aggiorna' investigatori privati italiani" (ANSA).
(19 marzo 2008)
Un seminario d'aggiornamento per investigatori privati. L'organizza a Bologna, il 4 e 5 aprile, Federpol, la Federazione italiana degli istituti privati per le investigazioni, le informazioni e la sicurezza. Per due giorni i nostrani investigatori privati affronteranno temi come i poteri loro conferiti dalla licenza, limiti e utilizzabilità delle riprese audio-video, codice deontologico e buona condotta, o ruolo delle indagini difensive nel giusto processo.
Un corso che nasce dall'esigenza di formazione ma anche di aggiornamento che c'è nel settore, ha spiegato il presidente di Federpol Genuario Pellegrino. Un settore fatto, ha spiegato, di ''circa 3.000-3.100 soggetti, di cui la federazione nata nel '57 ne rappresenta all'incirca 1.000, tra 700 titolari di aziende e il resto collaboratori''. Il corso (a pagamento) sarà organizzato in moduli da un'ora, in cui sono stati invitati a parlare magistrati, avvocati, funzionari di prefettura e polizia, ufficiali dei carabinieri e della guardia di finanza. In agenda argomenti come: poteri, limiti e possibilità d'azione dell'investigatore privato a tutela delle aziende; il suo ruolo nelle inchieste penali; il regime autorizzatorio che regola la professione; il diritto di famiglia; la metodologia dell'indagine finanziaria; e l'evoluzione delle tecniche di indagine.
L'intenzione è di portare poi il seminario nelle altre regioni d'Italia. Perché l'aggiornamento è necessario ''anzi naturale da parte nostra nei confronti delle novità che ci sono dal punto di vista di tecnologie e leggi'' spiega Pellegrino. Tanto più necessario ad un settore visto sempre con una certa diffidenza, ammette quando gli si fa notare, scherzando, che se all'estero l'immagine dell'investigatore privato è quella di Magnum p.i. (appunto, 'private investigator') in Italia "lo so, si pensa a tradimenti e corna - sospira sorridendo - E magari ce ne fossero! Perché le indagini che facciamo, come quelle di controspionaggio aziendale, sono ben più complicate''. Quanto alla radice della diffidenza, Pellegrino ha chiaro quale sia: ''siamo un paese che ha la cultura del sospetto, non quella della verifica''. (ANSA).
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